Il Business è malato, serve un nuovo Umanesimo. Ad affermarlo nel testo rivoluzionario che vi proponiamo oggi, non è un no-global o un intellettuale radicale seguace di Noam Chomsky, ma Marco Landi, storico top manager internazionale, protagonista della trasformazione digitale Italiana ed Europea, nonché presidente di Apple negli anni Novanta.

Landi oggi è presidente di Atlantis Ventures, investitore in start-up innovative e autore. Attualmente sta lavorando con AUTORI D’IMPRESA a un saggio che espanderà ed esplorerà le tesi espresse in questo pezzo, tratto dal suo libro precedente: Da Chianciano a Cupertino – biografia di un manager italiano ai vertici della Apple.
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La necessità di un nuovo Umanesimo a livello mondiale

di Marco Landi

Ho lavorato per tutta la mia vita con compagnie americane. Nel lavoro ho mantenuto una disciplina inflessibile, una forte insistenza a mantenerla e una cura a perfezionarla. Ho ammirato l’etica delle compagnie con cui ho collaborato che mi è sembrata più elevata di quella italiana. Recentemente però mi sembra che qualcosa sia cambiato in peggio.

Gli scandali Enron e Madoff, il fallimento della Lehman Brothers, la crisi finanziaria originata da Wall Street mi sembrano segni evidenti non solo di uno scadimento dei livelli etici, peggio ancora, di mancanza totale di etica. In America! Ho creduto e credo nel Capitalismo come il migliore dei sistemi sperimentati dall’uomo, ma quello che abbiamo davanti a noi è diventato un Capitalismo selvaggio, senza regole, senza etica, senza rispetto per l’uomo. Tutto è sacrificato per fare profitto.

Fare profitto certamente è essenziale, ma per ottenerlo non è possibile sfruttare, dimenticare una dimensione sociale dell’imprenditorialità, distruggere posti di lavoro senza pensare alle persone.

Siamo di fronte a un sistema finanziario che sembra aver dimenticato che il suo ruolo deve essere quello di far progredire l’umanità, non creare “derivati” o altri guazzabugli, per fare un profitto senza rischi, senza creare lavoro, senza creare ricchezza per la comunità.

Siamo di fronte ad aziende, incluse le più moderne come Google, Apple ed altre che, pur legalmente, sfruttando il sistema, aumentano i loro profitti evitando di pagare le tasse nei Paesi dove operano, senza creare lavoro in America e ponendo fiducia in compagnie gigantesche come Foxconn dove lo sfruttamento del lavoro porta alla disperazione, ai suicidi e alla devastazione dell’ambiente.

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Io penso che abbiamo bisogno di un nuovo Umanesimo, a livello mondiale. Un fenomeno come quello del nostro Quattrocento che ha portato un reale progresso per l’umanità. Penso che riscoprire e progredire verso un nuovo Umanesimo sia la nostra opportunità migliore. Questa può essere la risposta alla crisi di idee, alla crisi di filosofia, alla crisi di valori, alla crisi di etica, a comportamenti che sono alla base della crisi globale che ci affligge.

Umanesimo significa mettere al centro di tutto l’essere umano. Porre l’essere umano al centro significa riconoscere che prima di tutto, al di là di ogni differenza nazionale, politica, culturale, religiosa ed ideologica, una cosa ci unisce ed è il fatto che siamo TUTTI esseri umani. Se accettiamo e rispettiamo questo fatto, allora possiamo essere capaci di metterci in relazione, comunicare e ricercare soluzioni comuni. Questa è la ragione per cui la ricerca di un Umanesimo Universale non sarebbe un esercizio astratto ma una risposta pratica alla odierna crisi globale.

La rivoluzione informatica, la connettività che esiste nel mondo moderno grazie alla tecnologia dell’informazione, può essere il mezzo che rende possibile questa ricerca. Grazie a queste nuove tecnologie siamo in relazione gli uni agli altri come individui, possiamo comunicare, come esseri umani, con altri esseri umani, in tempo reale, attraverso distanze enormi, in realtà superando ogni distanza. Per la prima volta disponiamo di mezzi materiali, in termini di mezzi di comunicazione, che ci permettono di fare dell’Umanesimo una realtà.

La tecnologia esiste, i mezzi di produzione delle idee esistono, in una maniera che mai prima era stata possibile, e sono disponibili a livello mondiale. Per questo il Nuovo Umanesimo può e dovrebbe essere mondiale.

L’Umanesimo del nostro Quattrocento è sorto dalla riscoperta delle arti e degli scritti della Cultura Greco-romana. Scrittori dimenticati da secoli sono tornati di attualità ed interpretati non più attraverso metafore di significato religioso, ma soprattutto facendo riferimento diretto al mondo terreno dell’uomo.

Da questo Umanesimo letterario scaturisce il Rinascimento: nelle arti, nella politica, nel rapporto con Dio, nella concezione della vita. Mi vengono in mente Michelangelo e Leonardo, Machiavelli, Savonarola, Lorenzo il Magnifico. Il Nuovo Umanesimo deve sorgere dall’interrogazione di tutte le ideologie esistenti, dalla riscoperta dell’eredità non solo europea, ma allargata all’Asia, all’Africa e all’America Latina.

Eredità nella letteratura, nelle idee politiche, nelle idee sociali e persino nelle forme di sistemi sociali.

Come i grandi Umanisti del Quattrocento, è necessario che oggi si scavi dentro questa eredità, che si cerchi di riportarla alla luce, che la si scomponga per far uscire quanto di umanistico esista. Abbiamo bisogno per questo di trovare nuovi ed appassionati archeologi della conoscenza. Archeologi capaci di scavare in questa eredità lasciataci da tante tradizioni, alla ricerca del nocciolo umanistico.

Il Buddha auspica «che tutti gli esseri viventi possano essere felici». Questo è un Umanesimo Universale. Nel Vangelo si trovano molte referenze per un Umanesimo Cristiano. «Fate agli altri quello che vorresti fosse fatto a voi» oppure «Ama il prossimo tuo come te stesso». Nella Torah «il Sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il Sabato».

In una predica il Savonarola, diceva: «Padri, togliete dai vostri figli tutti quei giubbetti. Io non ho mai trovato un Vangelo che raccomandi le crocette d’oro e le pietre preziose, bensì ho trovato: “Io ebbi sete e tu non mi desti da bere, ebbi fame e tu non mi desti da mangiare”. Se volete essere liberi, fiorentini, amate Dio, prima di tutti, amate il prossimo e amatevi l’un l’altro, AMATE IL BENE COMUNE, e se avrete questo amore e questa unione fra voi medesimi, avrete la vostra libertà».

Questo è valido per tutte le istituzioni religiose come pure per gli Stati. Gli Stati sono fatti per l’uomo, non l’uomo per lo Stato. Lo stesso vale per il Mercato.

Nel Socialismo c’è un Umanesimo che trova il suo appoggio nella dimensione collettiva dell’esistenza umana. Oggi abbiamo bisogno di reintegrare l’umanesimo nelle due dimensioni, quella individuale e quella collettiva. Dove il Socialismo ha fallito è stato quando non è stato capace di difendere e combattere per i diritti dell’uomo nella collettività, quando non è stato capace di riconoscere che lo Stato è importante ma che lo Stato è fatto per l’uomo e non il contrario.

Se saremo capaci di comprendere che bisogna porre la priorità non solo sull’uomo e sulla donna come individui ma anche, ed egualmente, sull’uomo e sulla donna come cittadini, e uomo e donna nella loro esistenza collettiva, solo allora avremo le fondamenta e il percorso verso un futuro differente e migliore.


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