Negli ultimi 40 anni il mondo è cambiato come mai prima d’ora.

Al centro di questa trasformazione globale ci sono uomini noti a tutti e altri meno noti, che tuttavia hanno guidato tale rivoluzione per anni, fino a oggi.

Uno di essi è Marco Landi, un vero e proprio eroe dell’innovazione. Vi invitiamo a scoprire questo manager fuori dall’ordinario, autore del libro “Da Chianciano a Cupertino” edito da Autori d’Impresa, con questo estratto dal libro: una vera ispirazione per imprenditori e professionisti.


Se ci chiediamo che cosa abbia permesso la rivoluzione informatica, scopriremo che al centro di essa ci sono l’invenzione del computer e lo sviluppo della microelettronica – la tecnologia che ha permesso di ridurre di molti ordini di grandezza il costo, il consumo energetico e l’ingombro di un computer elettronico.

Un computer che nel 1962 occupava un’area di 200 metri quadrati, costava 4 milioni di euro e consumava più di 200.000 Watt, oggi lo teniamo in tasca; ci costa qualche centinaio di euro e funziona con una piccola batteria, usando pochi Watt. E c’è anche un’altra differenza: il computer che abbiamo in tasca è mille volte più potente di quello del 1965, e non ha bisogno di personale in camice bianco per farlo funzionare. Questa è l’essenza del miracolo della microelettronica – e il miracolo continuerà ancora per molti decenni.

Iniziata con l’invenzione del transistor nel 1947, la microelettronica ha preso una svolta decisiva nel 1959 con l’invenzione del processo planare per la fabbricazione di transistori al silicio. Questa invenzione è dovuta a Jean Hoerni, un ingegnere svizzero, che lavorava per una piccola ditta di startup: la Fairchild Semiconductor, in Silicon Valley, California. Questa a mio avviso è stata l’invenzione più importante nella storia della microelettronica perché ha permesso di fare contemporaneamente migliaia di transistori sulla superficie di una fetta di silicio monocristallino – anziché uno alla volta, come si faceva prima – creando così la strada per fare i primi 13 circuiti integrati solo un paio di anni dopo.

Grazie alle successive invenzioni del transistore MOS, delle memorie a semi-conduttori e del microprocessore, già agli inizi degli anni Settanta, è stato possibile creare un piccolo computer elettronico fatto interamente in un singolo chip, dando vita così al motore principale dello sviluppo informatico degli ultimi 40 anni.

Da Chianciano a Cupertino racconta la vita e le vicissitudini dell’ingegnere elettronico Marco Landi, sullo sfondo dei grandi movimenti tecnologici, economici e sociali che ho tratteggiato. Nato, cresciuto ed educato in Italia, Landi ha partecipato in prima persona a molte delle innovazioni di punta informatica, lavorando prima in Italia e poi in Europa, Asia e Stati Uniti.

Il suo racconto ci fa intravedere come eventi importanti spesso sorgono dall’accumulo e l’interazione di piccoli eventi, coincidenze, decisioni e situazioni locali che poi finiscono per avere ripercussioni su scala mondiale. Possiamo così cogliere sia la complessità sia il raggio d’azione di alcune ditte multinazionali come la Texas Instrument e l’Apple Computer, dove egli assunse importanti ruoli dirigenziali. Ma al di là delle vicissitudini personali e corporative, si coglie l’importanza di valori perenni come impegno, l’onestà, la preparazione e la leadership di cui Landi fu particolarmente dotato.

All’apice della carriera, nel 1996, Landi è stato Presidente e Chief Operating Officer (Direttore Generale) dell’Apple Computer in un momento particolarmente difficile per la ditta, e le sue decisioni e azioni hanno contribuito al ritorno di Steve Jobs, uno dei suoi due fondatori.

Tratto dalla prefazione di Federico Faggin a “Da Chianciano a Cupertino – Biografia di un manager italiano ai vertici della Apple”


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