Che fare quando la tua azienda ti ruba la vita?

Di Valetina Petenzi
(tratto dal libro Maledetta Cabina. Da Artigiano a imprenditore in 4 mosse)

Quando vivi all’interno delle quattro mura del tuo centro o del tuo negozio, va a finire che dimentichi che là fuori esiste il resto del
mondo.
Non ti accorgi più di cosa sta succedendo a un metro da te. La tua vita, o quanto meno la maggior parte di essa, ruota intorno al tuo lavoro, con l’aggravante che pesa su di te il senso di responsabilità di cui abbiamo parlato poco fa. Un macigno!
L’incubo che io vivevo come imprenditrice, perché tale mi consideravo anche se in realtà ero più che altro un’artigiana, era passare chiusa
in cabina gran parte della giornata. E, giorno dopo giorno, la maggior parte della mia vita.
Ci stavo invecchiando, lì dentro.
Ero la diretta responsabile di tutto ciò che succedeva nel negozio, ma non ne avevo realmente il controllo e vivevo nella costante sensazione
di saltare di problema in problema senza prendere fiato.

Il mio centro estetico si trovava all’interno della galleria di un centro commerciale, dov’è tuttora. Non avevo una receptionist, ma
disponevo di quattro collaboratrici. L’organizzazione del lavoro, lo confesso, lasciava molto a desiderare.
Ma come poteva andare diversamente?
Nessuno mi aveva mai insegnato a gestire il personale, non era mai stata una delle mie priorità, perché avevo sempre e soltanto concentrato
i miei sforzi sull’obiettivo di essere una brava operatrice del settore estetico.
Trascorrevo le mie giornate, presa a curare le clienti e CHIUSA in cabina, a farmi delle domande:

  • Sarà stata fatta la proposta adeguata alla cliente dalla mia collaboratrice?
  •  La cliente sarà soddisfatta del servizio richiesto?
  • La ragazza in cassa avrà compilato correttamente la ricevuta?
  • La testa poi andava al commercialista…
  • Alle spese che avrei dovuto sostenere in quel mese…
  • Ai cedolini paga e al mio stipendio…
  • Chissà se questo mese lo prendo o salta di nuovo?
    E via dicendo.

Nel mezzo del tornado, inchiodata dall’ennesima ceretta, spesso senza nemmeno il tempo per mangiare un tramezzino, là fuori la
vita intanto scorreva e io potevo solo aggrapparmi alla speranza che quel periodo travagliato in qualche modo passasse.
Da solo.
Ma la speranza non è una strategia, e io avevo un disperato bisogno di escogitare un modo per per cambiare la mia condizione: da artigiana
a imprenditrice.
Come, come, come?


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